domenica 1 luglio 2007

Per favore non chiamatelo Gay Pride


Sono passati 38 anni da quel Giugno del 1969 in cui nel bar Stonewall del Greenwich Village un pugno di checche si ribellò alla polizia. Una scintilla che incendiò il mondo e innescò una combustione lenta e inesorabile, che anno dopo anno sta carbonizzando la paura soggiogatrice degli oppi religiosi e i vincoli dei pregiudizi verso le persone omosessuali e transessuali. I newyorchesi insistono su un termine: the march. La marcia. Non chiamatela Parade, non chiamatelo Gay Pride, quella di oggi è la marcia. E bisogna essere qui per capire che l’unica cosa che conta è esserci con il proprio corpo. È il corpo quel che conta più di ogni altra cosa, perché è del nostro corpo che hanno paura, sono i nostri corpi che vorrebbero cancellare. Sono i nostri corpi che hanno vessato per secoli e secoli. Sono i nostri corpi che ancora oggi in molti posti del mondo vengono spazzati via con la morte.
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2 commenti:

kika ha detto...

Bellissimo post! E io c'ero! Se volete vedere le mie foto sulla galleria di Flickr, buon divertimento! C'erano dei corpi bellissimi, altri martoriati, altri ancora erano lì per fare presenza, per fare dell'unione, una gran forza!

Bello bello bello, vitale, gioioso e coraggioso!

WineNight ha detto...

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